cinema

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mercoledì 31 dicembre 2014

BEST MUSIC 2014

PLAYLIST DI FINE ANNO - 2014





Le uscite musicali del 2014 non sono state esaltanti. Dando un’occhiata alle playlists di fine anno delle più importanti testate musicali, album dell’anno è senz’altro Lost In the Dream di The War On Drugs, di cui non sentiremo più parlare. Le seguenti sono invece le mie scelte musicali delle quali non solo non se ne sentirà parlare ma, per la maggior parte di esse, non se ne parla proprio.

Disco dell’anno: The Night Is Young, The 2 Bears

Best Songs:

1. Witness, Brian Eno / Karl Hyde

2. Lampedusa, Toumani & Sidiki Diabaté

3. Drinking from the River, Steven James Adams

4. Can’t Do Without You, Caribou

5.  La fine di uno scarafaggio, il Rondine



Witness, Eno / Hyde

Well Well Well Well Well Well Well Well
Between One-Two Am
I Miss You I Miss You
Again And Again And Again

You Used To Be Magnificent
Luck Pours Out Of You
Streets Go Dark And Dirty
All The Cracks Come Out To Dance And Play Tonight
 
Lost In All And In Their Eyes
Everybody Wants You
Gathering Around Your Sun And Moon
Your Sun And Moon

Did You Ever Dream The End Of The World, Watching Everything You Love Slip Beneath The Fun
Did You Ever Witness

Jungle Tiger Numbers Diamonds Voltage Hello Clouds Fire Summer Night Gloss Niceness Dreaming Bush Silence Cars Dancing Chess Landscape Irons Sun Moon Drums

Did You Ever Lose Your Faith For A Day
Seeing Everything Slip Away

Did You Ever Take A Ride
Or A Ride A Ride A Ride
Along The Road Taken All Your Life
 
Only To Find It Didn't Go To The Place You Thought It Would Arrive

Well Well Well Well Well Well Well Well
Between One-Two Am
I Miss You I Miss You
Again And Again 





lunedì 22 dicembre 2014

BEST MOVIES 2014

COSA MI É PIACIUTO AL CINEMA


Over your cities, Anselm Kiefer a Barjac in Linguadoca


A proposito dei film visti quest’anno, breve bilancio provvisorio. L’anno si era aperto alla grande con due film poco apprezzati dalla critica che a me sono piaciuti molto. Ma ad essere sincero, secondo il sacrosanto principio della critica preventiva, mi sarebbero piaciuti anche senza vederli. Si tratta di The Canyons e The Counselor. Sono film ‘di coppia’ molto scritti. Nel primo ci hanno messo le mani Paul Schrader e Bret Easton Ellis (3,9/10 per IMDB!), nel secondo Ridley Scott e Cormac McCarthy (5,4/10). Quattro nomi che non possono non lasciare segni. E di segni ne lasciano molti.

Come ne lascia il documentario che la sempre più brava Sophie Finnes dedica ad Anselm Kiefer. Dopo averlo inseguito a lungo, sono riuscito a vedere solo quest’anno sul grande schermo Over Your Cities Grass Will Grow (6,9/10 su IMDB). All’interno della città-atelier dell’artista tedesco nel Sud della Francia, si vedono nascere capolavori.

Bella, brava e ottimamente diretta Scarlett Johansson in Under The Skin (7,9/10 per Rotten Tomatoes). Jonathan Glazer torna allo splendore dei video dei Radiohead.

Recitazione da oscar per Jake Gyllenhaal in Nightcrawler (76/100 per Metascore).

Ci sarebbe dell’altro – non molto –  ma bastano questi cinque titoli. Resteranno nell’archivio della memoria le immagini delle sale cinematografiche in diroccato abbandono in apertura di The Canyons e i dialoghi (grande Cormac!) di The Counselor



É assodato che la vita non procede per riportarti indietro. Tu sei il mondo che tu stesso hai creato e quando cessi di esistere, quel mondo che hai creato si spegnerà con te. Ma per coloro che sono sicuri di vivere la fine del mondo, la morte acquisisce un altro significato. L’estinzione di tutto il reale è un concetto che nessuna rassegnazione può includere. E poi, ogni grande aspettativa e ogni grande progetto si manifesteranno per quello che sono. Ma ora, Counselor, devo andare, ho da fare altre chiamate. Se trovo il tempo, mi farò una dormita”.

Il futuro dei cinema?


Jonathan Glazer come Bill Viola

sabato 4 gennaio 2014

BEST ALBUMS 2013

2013 - UN ANNO IN MUSICA

Colin Stetson
Un anno di ascolti. Ecco gli album per me più belli del 2013.
Su tutti il virtuosismo e la profondità di Colin Stetson con To See More Light.

Inclassificabile il disco che proviene dalla Danimarca. Sotto il nome di Frisk Frugt si cela un musicista eccezionale, Anders Lauge Meldgaard. La suite Dansktoppen Møder Burkina Faso è una sorpresa eccitante.


Anders Lauge Meldgaard AKA Frisk Frugt

Altro virtuoso è il pianista tedesco Nils Frahm. Spaces è un live che lascia stupefatti. Tutto da solo on stage, la sua musica fonde Keith Jarrett, George Winston e Steve Reich.


Questi tre album sono nettamente superiori a tutti gli altri ascoltati nel 2013. Anno in cui sono usciti numerosi dischi da segnalare. Quello che ho ascoltato di più è stato Tooth & Nail dell’amato Billy Bragg. Non bellissimo ma Billy è una mia fissazione. Buono il secondo di James Blake con cui il ragazzo riesce a definire uno stile  e al tempo stesso cerca di andare oltre. Molto bello Everything We Hold dell’ensemble jazzistico Kairos 4tet. Un jazz morbido che si apre al folk e al pop. Piacevolissimo. Lodevole Maison des Jeunes presentato dal progetto Africa Express, dietro al quale ci sono musicisti come Damon Albarn e Brian Eno. Artisti del Mali hanno registrato a Bamako questo disco dopo la fine della guerra che ha sconvolto il nord del paese. Restando in Africa, impossibile non ricordare la freschezza del debutto della band John Wizards. Infine, seguendo la linea post punk americano-Libertines, mi sono piaciuti molto i Fat White Family, anche loro al debutto con Champagne Holocaust. 





Sulla scia del film Searching For Sugar Man, molto ascoltati i due album di Sixto Rodriguez e dopo la morte di Lou Reed ho riapprezzato la grandezza di Velvet&Nico (con John Cale) ma anche di Loaded (senza John).

Billy Bragg e Sixto Rodriguez

mercoledì 11 dicembre 2013

THE WORST ALBUMS OF THE YEAR

CLASSIFICHE - CD 2013


Dicembre, mese di resoconti e classifiche. A parte i best, parliamo prima dei worst. Nel senso non dei peggiori in quanto schifezze ma in quanto delusioni, sopravvalutazioni, incaponimenti collettivi.

COUNT DOWN 

8. AM – Arctic Monkeys
Schitarrate retrò, pulsazioni hi-fi, voce sovraesposta, con falsetti uh uh in controcanto. Cosa non si fa per uscire da un cliché.

7. The Next Day – David Bowie
Album inutile, come da troppo tempo sono le uscite del Duca. Un muro rock indistinto dove anche la voce ripete senza convinzione formule già intese.

6. MBV – My Bloody Valentine
La monotonia assoluta. Se la lunga assenza ha prodotto un pastone simile meglio restare in silenzio.

5. Modern Vampires In The City – Vampires Weekend
Melodie carine e zuccherose. Leggerini leggerini, si fanno ascoltare senza troppo impegno ma da qui ad essere tra i best dell’anno per molte testate.. .e comunque tre passi indietro rispetto a Contra.  

4. Yeezus – Kanye West
Il megalomane KW sbrodola su di sé e per comporre una canzone come si deve ha bisogno di Justin Vernon.

3. The Electric Lady – Jenelle Monáe
Dopo il bel disco precedente ci si attendeva il capolavoro. Lei ce la mette tutta (anche troppo) e deve affidarsi a numerosi feat.s di lusso. Delusione

2. Random Access Memories – Daft Punk
I francesi dal ‘Mida’s Touch’ come titola il Guardian, fanno una ruffianissima copia della un tempo ostracizzata disco e tutti gridano al capolavoro. Da non crederci.

1. Reflektor – Arcade Fire

I canadesi ‘that dare to be great’ come afferma Pitchfork, fanno una ruffianissima copia del Bowie berlinese e del Byrne Talking Heads e 
tutti ci cascano. Roba da matti. Bufala dell’anno.

giovedì 27 dicembre 2012

BEST ALBUMS 2012

2012 - UN ANNO DI ASCOLTI


Bilanci di fine anno. Cinematograficamente un vero disastro. Fortuna che c’è la musica.
1.Channel Orange – Frank Ocean


The best song wasn’t the single, canta Frank e qui è veramente difficile scegliere quale sia la migliore canzone. Tutti i pezzi sono all’altezza e il risultato è superiore alla somma delle parti.

 
2.Love This Giant – David Byrne & St. Vincent
 
Poteva essere un disco sofisticato e saccente ed invece , dopo tre anni di gestazione, la strana coppia – fantastica la foto di copertina – realizza una bomba di intelligenza, freschezza e imprevedibilità. Irresistibile.
 

Doppio CD e doppio merito. Il primo merito è di avere reinterpretato un capolavoro commovente come quello di Nico, e questo basterebbe. Il secondo è quello di ricordare un amico con musica di stampo TG ai massimi livelli.
 
4.At Peace – Ballaké Sissoko

Pace è ciò che auspica il grande maestro di kora per il suo Paese, il Mali. Pace profonda è ciò che trasmette agli ascoltatori. Solo o accompagnato da pochi altri strumentisti, tra i quali il violoncellista e produttore  Vincent Segal, Sissoko tocca le corde dell’anima.
 
5.Swing Lo Magellan – Dirty Projectors
Canzoni acide e nervose. Impasti vocali a intonare melodie frante e sincopate con tocchi suadenti di chitarra. La band più nuiorchesemente alternativa centra il bersaglio.
 
Questa la top five ma l’annata è stata veramente buona. Altri bei dischi, in ordine sparso: Andrew Bird, Grizzly Bear, Flying Lotus, Lionel Loueke.


giovedì 6 settembre 2012

THE CLASH

DISCOGRAFIA SENTIMENTALE
THE CLASH - 1977 / 1982



 
 

Il gruppo dei Clash ha avuto per me un’importanza decisiva. Direi che sono stati formativi. Sono stati la band di riferimento della mia adolescenza e attorno alle loro canzoni si sono coagulate alcune delle esperienze determinanti per il consolidamento della personalità e di una certa visione del mondo.
Dal punto di vista affettivo, Sandinista è l’album a cui sono maggiormente legato. Quel triplo vinile e l’Armagideon Times no3 attivano links a momenti, persone, luoghi troppo importanti. Comprai Sandinista a Milano, ed è a Milano che il disco è associato e a tutto ciò che nell’81 quella città, ora così lontana, rappresentava per me. Ma parlare di Sandinista significa anche scuola superiore, luogo/dimensione ancora più lontani di Milano e significa la mia vecchia camera, allora appena dipinta color blu klein.
Musicalmente parlando è  invece London Calling il disco di riferimento. Nella mia top ten è saldamente al primo posto quale miglior album rock di sempre. E la cover, in formato poster, giganteggia attualmente nel mio studiolo rosso pompei.
Le cose cambiano. Prima era la camera il luogo del culto, ed era blu; ora è lo studio, ed è rosso. E qui ed ora, un lampo associativo, la lettera al Vettori di Niccolò…
Storicamente, fondamentale è The Clash 1977. Dopo quel dirompente esordio sarebbe cambiato tutto. D’accordo, il merito va anche ai Pistols ma il loro è stato più un impatto mediatico e d’immagine. Quella dei Clash è stata una vera rivoluzione musicale. Uno spartiacque tra il prima e il dopo. Prima di 1977 si ascoltavano i Genesis, dopo ci saranno i Joy.
Il non ufficiale Black Market con quel I don’t want to be a prisoner si associa a certi percorsi che mi avrebbero condotto verso l’Umbria.
E si arriva a Straight to Hell e direttamente a Londra, al mio girovagare per Camden, Brixton, nel Wild West End. Con questo pezzo Strummer anticipa la globalizzazione ma proprio con Straight to Hell si chiude la mia personale, magnifica parabola dei Clash. A parte Rock Art, ma questo sarà un altro post e sarà dedicato a Roberto.
1. London Calling
2. Sandinista!
3. The Clash 1977
4. Stay free
5. Straight to Hell




mercoledì 7 dicembre 2011

MUSICA: MY BEST OF 2011


UN ANNO DI ASCOLTI




Buon anno, questo 2011. Almeno dal punto di vista musicale. Decisamente migliore del 2010. Diversi i dischi interessanti ascoltati e soprattutto incoraggiante il fatto che si tratta in molti casi di debutti o seconde uscite.

Tra gli inossidabili due nomi su tutti: i Radiohead e Keith Jarrett. Chiaro, si va sul sicuro, però non è sempre detto. Per esempio The King of Limbs non è un capolavoro ma almeno un paio di pezzi sono notevoli e quindi è senz’altro da citare, indipendentemente dal brand che ormai rappresenta il gruppo di Oxford. Per Jarrett il discorso è diverso. Con l’album Rio il pianista torna ai massimi livelli, tanto che egli stesso è stato travolto da un insolito entusiasmo alla fine dell’esecuzione delle 15 improvvisazioni che costituiscono il disco. Rio è forse il vero evento dell’anno.

E veniamo alle ‘novità’. Tra gli esordi si segnala James Blake, talentuoso giovincello che, si spera, regalerà ulteriori sorprese. Dal Mali, clamoroso scrigno di gioielli musicali, arriva il debutto di Fatoumata Diawara, una Sade meno patinata e più sanguigna. Restando nell’ambito della World Music, freschissimo il secondo album del chitarrista Aurelio Martinez, crossover tra Africa e Caribe. Opera seconda anche per Justin Vernon. Il suo Bon Iver è forse il miglior disco dell’anno. Da segnalare, en passant, i divertimenti ‘electro-hip-pop’ di AraabMUZIK e il piacevole neoreggae  di Natty, già apprezzato compagno di viaggio di Nitin Sawhney, di cui si ricorda il convincente Last Days of Meaning.

Panorama italiano: poco o nulla. Giusto tre segnalazioni. La canzone sanremese Yanez di Van de Sfroos, la compilation orchestrale Magnifique di un sorprendente Peppino di Capri e il vero cult dell’anno, la band bolognese Lo Stato Sociale. Imperdibile il loro secondo EP Amore ai tempi dell’Ikea.
Justin Vernon




Per chiudere, un video che, per un geografo come me, non poteva passare inosservato

lunedì 30 maggio 2011

STRONCATURE MUSICALI

BILANCIO - negativo - PROVVISORIO 2011


Elbow, supponenti

Diamo un’occhiata o meglio un’ascoltata ad alcune uscite di questa prima parte dell’anno, tutte nel segno della delusione, della conferma negativa, dell’inutilità. A quest’ultima categoria, quella dell’inutilità, appartengono molti album. Per esempio The king is dead dei Decemberists. Gruppo cresciuto come clone di una band alla frutta e sempre troppo considerata come i REM, erano riusciti a comporre qualche bella canzoncina, ma la voce non ci aveva mai convinto. Con questo disco si può definitivamente cancellare il gruppo di Colin Meloy dalla lista dei ‘da seguire’. Oltre ai già citati REM, il cui Collapse into now è un vero e proprio collasso, quindi una conferma negativa, gli Elbow, con Build a rocker boys, sono addirittura patetici. Tanto vale ascoltare direttamente Peter Gabriel. Sovraccarico, seriorissimo, palloso. Letteralmente inascoltabile, direttamente nel cestino senza passare dal via. Non si capisce come gente che dovrebbe capirci qualcosa possa apprezzarlo. Già morti e sepolti anche i Fleet Foxes. Peccato perché qualcosa di interessante c’è nel loro Helpless blues. Si impegnano molto, certe atmosfere pop folk anni sessanta con strizzatine d’occhio a Brian Wilson sono carine ma l’album è troppo fragile, troppo pesante il fardello delle aspettative dopo il celebrato debutto.



Grande delusione da Bill Callahan. Poteva essere l’atteso capolavoro a coronare tante prove convincenti ma mai capaci di elevarsi oltre i livelli standardizzati di un sincero cantautorato ma eccetto la promettente canzone d’apertura Apocalypso si rivela di una noia mortale. Altro cantautore, italiano stavolta e altro disco che finisce diritto nel cestino: Vinicio Capossela. L’ultimo album è esageratamente pretenzioso. I pochi momenti che si salvano sono copie sbiadite del suo disco migliore, Ovunque proteggi. Troppi elogi, il simpatico Vinicio non li ha saputi gestire ed è andato oltre, precipitando in un abisso profondo. Torniamo all’estero, ecco un disco molto acclamato che, preso atto dell’atmosfera di rock genuino ma poco originale, resta ben sotto le aspettative. Si tratta dei Low. Eppure anche per C’mon critici entusiasti. Un discorso a parte merita Danger Mouse. Dopo Crazy da lui ci si aspetterebbero solo capolavori, invece, nonostante qualche buona intuizione, le sue ultime uscite deludono. La presenza di David Lynch in Dark night of the soul non ha portato nient’altro oltre la curiosità per un disco incolore e troppo eterogeneo e il recentissimo Rome è lodevole per il tentativo intelligente di recuperare quel grande patrimonio che è la musica da film italiana ma il risultato dopo un iniziale ‘ma che bravo’ è di abbandonare l’ascolto perché il disco non coinvolge.


E questo basti per lavori accolti con critiche generalmente positive.


Vinicio, megalomane

domenica 26 dicembre 2010

BEST FILM&ALBUM 2010


PLAY LIST DI FINE ANNO

2010 di sottil profilo, sia per i film che per i dischi; a dirla spicciola, non c'è stato il capolavoro.

MIGLIOR FILM

The kids are all right, di Lisa Cholodenko
Simon Konianski, di Micha Wald
Animal kingdom, di David Michôd

Tre bei film con qualche difetto: finale debole e i tre caratteri principali a rischio di schematizzazione per la Cholodenko, pericolo non sempre scampato di scivolare nell'autoreferenzialità ebraica per Wald, un po' troppo ragionato e didattico il film australiano.

Segnalazioni: Revanche, film austriaco del 2008 uscito in Italia quest'anno, di genere con ambizioni riflessivo-autoriali che lo appesantiscono. Il profeta, con una scena di omicidio-iniziazione ottimamente girata. La bella sequenza che precede il rapimento di The desappearance of Alice Creed. Cyrus per l'insopportabile personaggio del titolo ottimamente delineato. Avatar per il puro divertimento regalato e per aver fatto rivivere quella che era la vera essenza del cinema delle origini, la stupefazione. Tra gli italiani poco o nulla, citazione per gli ambienti sociali descritti in Io sono l'amore.

Simon Konianski
MIGLIOR ALBUM

Ali&Toumani, Ali Farka Touré e Toumani Diabaté. In assoluto miglior disco dell'anno anche se le registrazioni risalgono al 2005, anno della morte del grande chitarrista africano. Potrebbe quindi trattarsi di un fuori competizione.

In mancanza di pietre miliari, qualche segnalazione
Hidden dei These New Puritans. I gemelli Barnett puntano molto in alto e risultano a volte antipatici ma il loro intento di "far incontrare la dancehall con Steve Reich", per citare la critica anglosassone, in alcuni momenti riesce. Il ritorno in buona forma di Paul Weller con Wake up the nation, albun di canzoni più o meno ispirate. Il sempre gradevole progetto Gorillaz di Plastic Beach. Sorprendente il tentativo di creare un ambiente sonoro totale da parte di Flying Lotus con il suo Cosmogramma. Infine due apprezzabili esordi, l'ispirato ma ancora acerbo Carlou D con il suo Muzikr e il fenomeno Janelle Monáe, anche se la brava cantante americana si prende troppo sul serio e The Archandroid risulta ridondante. Impossibile non ricordare il ritorno di Gil Scott-Heron, con il commovente I'm new here.
Panorama italiano deludente. Piacevole Primitivi del futuro dei Tre Allegri Ragazzi Morti e due singoli, Mondo di Cremonini e Un bacio d'addio di Nina Zilli.
Disco più ascoltato dell'anno, The hips of tradition di Tom Zé, album del 1992.



Gil Scott-Heron


Comunque vale sempre ricordare Baudelaire

Maint joyau dort enseveli
Dans les ténèbres et l'oubli,
Bien loin des pioches et des sondes;

Mainte fleur épanche à regret
Son parfum doux comme un secret
Dans les solitudes profondes.



lunedì 13 dicembre 2010

BONUS TRACKS

CRONOLOGIA provvisoria DELLA CANZONE FATALE




Like a rolling stone – Bob Dylan , 1965
A Day in the Life – The Beatles, 1967
Suzanne – Leonard Cohen, 1967
A Whiter Shade of Pale – Procol Harum , 1967
You Can't Always Get What You Want – The Rolling Stones, 1968
What's Going On – Marvin Gaye, 1971
Walk on the Wild Side – Lou Reed, 1972
Ship of fools – John Cale, 1974/1992
You're a Big Girl Now – Bob Dylan, 1975
Stay Free – The Clash – 1978
Train in Vain – The Clash, 1979
Redemption Song – Bob Marley – 1980
Hey Nineteen – Steely Dan, 1980
Hey, Little Rich Girl – The Specials/Amy Winehouse, 1980, 2007
Ceremony – Joy Division/New Order/Radiohead, 1980, 1981, 2007
Let X=X/It Tango – Laurie Anderson, 1982
Town called malice – The Jam, 1982
Shipbuilding – Elvis Costello, 1983
The boy in the bubble – Paul Simon, 1986
Back in Time – Graham Parker, 1988
Smells Like Teen Spirit – Nirvana, 1991
Fake Plastic Trees – Radiohead 1995
Albion – The Libertines, 2003
Out of Time – Blur, 2003

sabato 3 luglio 2010

ASCOLTI DEL MESE

ASCOLTI DEL MESE

GIUGNO 2010

Vecchia generazione, mi piace l’album, nella versione originale, con tutti i pezzi nell’ordine giusto. Dopo decenni di ascolti appassionati cerco l’ellepi a cui legarmi e ci si lega ad un disco, nel bene e nel male, se lo si ascolta, lo si ascolta, lo si riascolta. Ci vuole tempo e diffido di chi in un mese si fa piacere cinquanta cd, diffido ma se ci riesce, complimenti. Con i film è diverso, cambia la fruizione, la ri-visione è rara, se ne possono vedere molti in un mese e amarne tanti, in questo caso ‘a prima vista’.

Anche la modalità di ‘consumo’ è importante. Vecchia generazione, non mi piace l’ascolto autistico in auricolare. Per me la musica deve riempire l’aria, uno spazio. Generalmente i momenti/luoghi sono: in macchina; mentre lavo i piatti(le mie tre donne mi lasciano lavare!) oppure, più raro, sul divano quando voglio ‘sentire un disco’. Altri tempi quando mi chiudevo in camera e urlavo simulando schitarrate con il volume a manetta.
Premessa pallosa ma necessaria per introdurre gli ascolti/riascolti del mese, pochi ma attenti.

PGR ConFusione – 2010
Disco importante per l’incontro Ferretti-Battiato, piaciuto e non piaciuto, alcuni momenti molto belli, altri fastidiosi. Egocentrismo e testi ponderosi che conoscevamo già, la disidratazione di Battiato sposta il baricentro del prodotto verso Alice, Giuni Russo e il Cinghiale bianco. Lo considero il miglior disco di tutta la carriera di Giovanni Lindo. Voto 6½


Ali Farka Touré-Toumani Diabaté Ali&Toumani – 2010
Registrazioni del 2005, prima della morte del grande chitarrista africano, la riverenza e l’ammirazione del più giovane Diabaté si fondano con il rispetto e l’affetto di Tourè verso il virtuosismo del suonatore di kora. Il risultato è un disco ispirato, intenso, che esprime passione unita ad una assoluta perfezione tecnica. Voto 8½


Enzo Carella Se non cantassi sarei Nessuno – 1995
L’Odissea scritta da Pasquale Panella, musicata e cantata da Carella, un concept passato completamente inosservato, riserva alcune piacevoli sorprese. I testi sono al solito arguti e divertenti, le composizioni in certi casi veramente fresche e spensierate, a parte qualche ‘zuccherata’. Certo, c’è molto Battisti e Carella con la voce non ci arriva, ma è un lavoro dignitoso Voto 6½


The Specials The best of The Specials – 2008
Tracklist non perfetta per questo best della miglior band dello ska revival inglese e non solo. Il periodo 1979-1984 dei tre mitici album in studio, dalle cover d’oro (Rudy, Too much too young) alle irresistibili Rat race o Nite klub; le struggenti Doesn’t make e Ghost town, le politicamente impegnate Why e Nelson Mandela… Divertimento intelligente. Voto 7


Faust Faust – 1971
Che dire, parlare di rock è riduttivo. Musica concettuale, il suono diventa ideologia, distruzione e rinascita, per una palingenesi dadaista. Non lo trovo apocalittico o pessimista, ma dissacrante e creativo. Un grande smascheramento del carrozzone pop-rock, con intento quasi moralistico. Tre lunghe tracce, le prime due le mie preferite mentre tutti celebrano la terza, Miss fortune. Voto 8

mercoledì 16 giugno 2010

CLASSIFICHE

CD PIU' ASCOLTATI GENNAIO-GIUGNO 2010

1. TARM  primitivi del futuro

disco un po' monocorde, ma i motivetti in levare prendono e si canticchiano volentieri. le ossa e codalunga su tutti








2. DENTE  l'amore non è bello

canzoni d'amore non banali, con un attacco da anima latina









3. THE MAGNETIC FIELDS  69 love songs

all'hard discount del pop, molto spam ma papa was a rodeo è da antologia







4. FLAVIO GIURATO   il tuffatore

rispolverato resta un capolavoro assoluto. flavio giurato non sbaglia un pezzo e consegna uno dei dischi italiani più belli di sempre








5. GORILLAZ   plastic beach

buon disco, ospiti blasonati. è molto usa e getta, come la plastica









6. ANIMAL COLLECTIVE   merriweather post pavillion

dopo 10 anni di attività il collettivo fa centro. musica optical, come la cover. tra i best degli anni zero








7. ENZO CARELLA   se non cantassi sarei nessuno

peccato che la voce non sia proprio il massimo, disco di canzoni piacevoli. in particolare solitudine al cuore e la miseria








8. BAUSTELLE   i mistici dell'occidente

buono il concept con la citazione del grande zolla. il disco è da dimenticare. si salva solo le rane








9. TARM   la seconda rivoluzione sessuale

primitivi trascina in classifica il precedente. tra alti e bassi, alti: in amore con tutti e il mondo prima








10. CASINO ROYALE   jungle jubilee

un ripescaggio, palma in gran forma con un'eccellente sezione fiati