1996 / 1982
James Ballard
è scrittore visionario e senz’altro la sua iniziale produzione di fantascienza
può considerarsi ‘classica’, con capolavori come il celebrato Vento dal
nulla, letto in un’ormai introvabile edizione Urania, o il bellissimo Now: Zero.
Successivamente l’interesse dello scrittore inglese si è spostato verso l’indagine
dell’inconscio con risultati letterari non all’altezza del suo primo periodo. Comunque
Crash, per la tematica trattata, costituisce un momento significativo nella
bibliografia di Ballard e, considerato per l’appunto il tema, quasi inevitabile
l’incontro con David Cronenberg, l’autore, tra l’altro, di Fast Company.
Il film
spiazza e lascia interdetti. Nel mettere le mani in una materia come il sesso e
le macchine, Cronenberg sceglie il distacco freddo ed esteticamente questa può
essere una scelta condivisibile. I cinque caratteri del film finiscono per
sperimentare quasi tutte le possibilità di accoppiamento tra di loro come un pilota
alle prese con il collaudo del parco macchine dell’officina, coerentemente con
lo spirito del film. Solo che dopo un’apertura magistrale, il risultato risulta
ripetitivo, senza un vero e proprio sbocco narrativo. Gli accoppiamenti e gli
incidenti finiscono per avvolgersi su loro stessi annoiando. Per trasmettere il ‘senso’
della storia più che sufficiente la prima scena, con il seno sul lucido metallo e un anulingus filmato con una fotografia da
sala operatoria.
Buona la trovata dello show che ripropone incidenti famosi, ma
il resto è accademia stanca. Un esempio per tutti: il rapporto tra Spander/Ballard
e Arquette/Gabrielle in auto, le protesi che si incastrano tra sedile e volante,
il primissimo piano delle cicatrici rientra in pieno nel contesto visivo/visuale
postmodernista che nel 1996 era ormai archiviato da tempo, se già appariva
datato in Wild at Heart di Lynch del 1990.
Ho visto
Crash solo ora (ai tempi dell’uscita avevo sentore di rancido), stimolato dal
bellissimo Drive, e devo dire, nonostante sia un estimatore di Cronenberg, che
il film di Refn è decisamente superiore anche se si tratta di due prodotti
decisamente diversi.
Per restare
in tema postmoderno, la visione di Crash non ha potuto non farmi tornare alla
mente un vero capolavoro di quella stagione. Era il 1982 e rimasi sconvolto
dalle immagini che ripropongo, altro che Crash. Tamburini e Liberatore
anticipano Cronenberg di tre lustri! (e magari alle immagini assocerei come colonna
sonora i Throbbing Gristle).



