cinema

Visualizzazione post con etichetta the xx. Mostra tutti i post
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venerdì 11 febbraio 2011

SCOTT-HERON / THE XX

WE'RE NEW HERE
GIL SCOTT-HERON / JAMIE XX - 2011



Uno degli album più interessanti del 2010; il leader di una delle band emergenti della scena londinese. Gil Scott-Heron incontra chissà secondo quali traiettorie Jamie Smith di The xx e insieme decidono di far uscire We’re new here.



In pratica Jamie technicizza I’n new here rendendolo adatto per il dancefloor. La voce vissuta di Gil condita con i ghiribizzi elettronici del kid. Sembra che per il gruppo più hot inglese siano in atto marette post sbornia da successo. Aspettando ulteriori sviluppi e quello che dovrebbe/potrebbe essere una possibile bomba dopo il gradevole (nulla di più) album d’esordio, accontentiamoci di questa collaborazione veramente insolita.


Su you tube circolano due video-anticipazione, uno, I’ll take care of U, convince. New York is killing me invece è un brano inutile. Nel primo la voce, magica, è in evidenza e quindi dà personalità al pezzo, con l’apporto di Jamie che resta al servizio del cantato. Nel secondo, il raffronto con l’essenzialità abrasiva e penetrante della versione di Gil è improponibile e l’ intervento di Jamie Smith è decisamente banalizzante.


Molta curiosità, comunque, per sentire cosa verrà fuori dai due brani migliori di I’m new here, la title trak e Me and the devil. Se fa testo l’anteprima, due canzoni così belle potrebbero rivelarsi una delusione. En attendant il 21 febbraio.

mercoledì 22 settembre 2010

THE XX

XX - 2009
THE XX
Eccoli i new kids in town, freschi vincitori del prestigioso Mercury Prize categoria best album 2009, The XX, dalla Londra post credit crunch, dalle ovazioni dei critici musicali del Guardian che affermano: ”Un album con un’inclinatura psicogeografica in cui si legano l’amore e gli ambienti. I sontuosi intrecci vocali tra Romy Madley Croft e Oliver Sim fanno credere a stento che si tratti solo di un rapporto tra amici d’infanzia. Allo stesso tempo le solitarie frasi di chitarra che tengono insieme il sound provengono dalle tenebre, perfettamente evocative di una Londra notturna”.

Si tratta semplicemente di un easy-indie molto anni ’80 con una voce femminile da collocarsi tra una Nico molto meno ispirata (hanno citato i Velvet!!!) e una Tracy Thorn più sfiatata e per il maschietto un Ben Watt con la zeppola. Il suono mescola un basso alla J.J. Burnel con chitarre liquide alla New Order e una ritmica tra i Bronski Beat e qualche band dance oriented tra Bristol e Sheffield.
Tutto molto corretto, lineare e orecchiabile. Si direbbe irresistibile. I motivi sono godibilissimi ma il tutto sa di già sentito e non c’è un brano che si affermi con prepotenza come pietra miliare. Il disco è musicalmente monotono e forse proprio per questo, dopo 11 tracce sovrapponibili tra loro riescono a definire una propria cifra stilistica. Si riconoscono, insomma, ma da qui a parlare di capolavoro assoluto ce ne corre. Dopo alcune celebrate bufale come i Vampire Weekend, gli Avi Buffalo e l’ultimo modestissimo Arcade Fire, concediamo agli XX fiducia aspettandoli al varco del secondo, sempre problematico, disco.