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domenica 9 dicembre 2012

THROBBING GRISTLE / X-TG

DESERTSHORE / THE FINAL REPORT
X-TG - 2012


                      

Certi dischi sono belli indipendentemente dal loro contenuto musicale. I due CD firmati X-TG appartengono a questa categoria. Per assurdo, non serve l’ascolto per definirlo l’album più intelligente e stimolante dell’anno.

L’ultimo disco ‘ufficiale’ dei Throbbing Gristle, Part Two: The Endless Not del 2007 ce li aveva riportati a vette altissime di lirismo industriale. Personalmente avrei preferito considerare questo disco come il definitivo e degno epilogo di una storia importante. Storia che negli anni successivi si è trascinata fino alla dipartita di Genesis nel 2010, giusto in tempo per far uscire le session  in 12 CD di un nuovo progetto, Desertshore Installation, presentato in un evento  non-stop all’Institute of Contemporary Art di Londra dal 1 al 3 giugno del 2007.

Nel novembre del 2010 muore Sleazy, il quale, con gli altri due membri del gruppo, Chris e Cosey, era impegnato, tra l’altro,  ai progetti che costituiscono questi due CD usciti il 26 novembre del 2012 in sua memoria. Uno è la rivisitazione del capolavoro di Nico e John Cale Desertshore. L’altro, The Final Report,  contiene session registrate  tra 2009 e 2010 e che nel sito x-tg.com viene così presentato: “This album stands as the final report; a celebration, a loving remembrance of their unique partnership”.

Si tratta di due lavori completamente diversi. Desertshore è un album di canzoni, cantate da Cosey e da alcuni amici (Antony, Marc Almond, Blixa Bargeld, Sasha Grey and Gaspar Noé) che reinterpretano quel disco che nel 1970 era decisamente fuori dagli schemi, anche rispetto a quelli di un gruppo come i Velvet Underground. Allora Nico stava anticipando quello che sarebbe stata Cosey dopo qualche anno.

The Final Report è invece un classico disco TG. Materiale sonoro come pece in ebollizione nella quale vengono a galla, come bolle, le singole tracce, ognuna, pur entro un canone omogeneo, ben caratterizzata. Suoni bituminosi che si appiccicano addosso lasciando segni di fascinosa inquietudine.

Il doppio CD è un evento già prima dell’ascolto; dopo l’ascolto è assolutamente indispensabile.
 
 
                               Chris, Cosey e Sleazy
 
 

sabato 18 dicembre 2010

DAVE BALL

IN STRICT TEMPO
DAVE BALL - 1983






Erano i primi Ottanta, all’Università si studiavano temi quali “L’estetica postmoderna da John Barth a Blade runner”, si beveva oceano ai parties psicopatici di Gaznevadiana memoria, l’Aids distruggeva le migliori menti della mia generazione, per dirla con Allen Ginsberg e usciva un disco che come lampo illuminava quel periodo e come lampo rapido si disperdeva lasciando barbagli di suoni in testa.
Ok, c’erano appena stati Eno&Byrne nascosti nella boscaglia dei fantasmi ma questo In strict tempo assumeva il postmodernismo colto newyorkese e lo adeguava ad una dimensione meno snob ed elitaria e più istintiva, modaiola ed effimera magari ma proprio per questo maggiormente in linea con i principi estetici del periodo.
Dopo la proficua esperienza con Marc ‘Mambas’, Dave Ball incide questo album invitando alcuni amici a giocare al piccolo chimico.
Già la cover è tutto un programma, con il soggetto, le due figure e le luci presi direttamente da qualche Indiana Jones (altra postmodernism icon, dicevano certi testi di esame di allora) solo più ambiguo e di tendenza.
I materiali sonori (MaSo, la citazione è voluta) sono i più disparati, si va dall’elettronica sinfonica con ensemble di archi stile Ciaikovskij al country&western da parodia; dal dancefloor alla suite stile colonna sonora anni Settanta con sax e sottofondi urbani; dalle marce con rulli di grancassa sintetica alla melodia suadente, da Vangelis al blaxploitation. Anche la forma/durata dei singoli brani è molto varia, dal minuto di un intermezzo musicale agli oltre dodici delle American stories, il cui titolo fa molto Laurie Anderson ma con meno pretese intellettualistiche. Ci sono poi i canonici tre/quattro minuti per quelle che sono canzoni tradizionali. Come si vede ce n’è per tutti i gusti.
Non solo ma tra gli amici che Dave Ball chiama a raccolta ci sono delle personalità di culto, quali la pianista e compositrice Virginia Astley, qui in veste di flautista, Gavin Friday , già voce dei mitici Virgin Prunes e il guru-artista totale Genesis P-Orridge dei Throbbing Gristle, il quale scrive i testi e dà la voce a due brani.
Soundtrack di una stagione, In strict tempo non fa una piega a riascoltalo oggi.


Questo post è dedicato alla memoria di Alessandro Calovolo.