cinema

domenica 5 febbraio 2012

MURAKAMI HARUKI

1Q84
MURAKAMI HARUKI - 2009 / 2011





Volendo schematizzare, la comunità ‘letteraria’ internazionale può essere suddivisa nei classici tre livelli: basso, medio, alto. Per fare alcuni esempi, l’uscita di un libro tipo Harry Potter o la saga Twilight è destinata a raggiungere le vette delle classifiche di vendita di tutto il mondo e i lettori possono essere definiti lettori con basse aspettative letterarie. I lettori di livello medio invece  considerano se stessi come pubblico di alto profilo, come veri intenditori e sono quelli che mandano in classifica in tutto il mondo i libri di Houellebecq, Jonathan Coe, McEwan, Murakami. Ossia letteratura di livello medio con aspirazioni ‘alte’. Vi sono, infine, i veri capolavori, i quali sono rari e hanno bisogno di anni per essere riconosciuti tali.  Giusto per citare uno dei massimi critici viventi, George Steiner, tra i ‘contemporanei’ possono fregiarsi del titolo di ‘classico’ autori come Gadda e Sciascia, Nabokov, Paul Celan e Thomas Bernhard, Vasilij Grossman. Nessuno dei quali è vivente.

Fatta questa premessa, che potrebbe benissimo non valere nulla ed essere tranquillamente ribaltata, il caso di Murakami Haruki è quello che, secondo l’opinione letteraria (che io definisco ‘media’) mondiale, rappresenta il Grande Autore contemporaneo. Non solo, ma Murakami sarebbe uno dei pochissimi scrittori a mettere d’accordo i lettori  più esigenti con le masse, visto il successo planetario della sua ultima trilogia, 1Q84, del quale in Italia Einaudi ha fatto uscire i libri 1 e 2 nell’autunno scorso.

Ho evitato di leggere qualsiasi cosa sul romanzo, ma anche solo dai titoli sulla stampa, sui blog in rete, insomma, annusando l’aria, penso si possa dire che l’uscita in Occidente di 1Q84 sia stata salutata come un vero e proprio evento. Non ho letto nulla sul romanzo ma ho letto il romanzo, le prime due parti tradotte in italiano e ho dato un’occhiata al terzo libro in spagnolo.

L’inizio è avvincente, cattura e si vuole conoscere lo sviluppo della storia, o meglio delle storie, e si è anche portati a riconoscere, con speranza, la bravura dell’autore  ma dopo circa duecento pagine il romanzo inizia a diventare sempre meno sorprendente e la speranza di avere tra le mani un capolavoro crolla completamente. Alla fine del secondo libro l’interesse è definitivamente scomparso.

Che dire? Murakami si sforza proprio tanto per edificare un ‘santuario’ letterario, per usare un termine a lui caro, ma i risultati sono un mezzo fiasco. Per fare della grande letteratura non basta costruire un elefantiaco meccanismo narrativo e infarcirlo di citazioni colte. Inoltre, Murakami vuole spiegare tutto, anche quello che non va spiegato, con il risultato di appesantire il romanzo con chiarimenti non richiesti e inutili ripetizioni. Ma più che di romanzo bisognerebbe parlare di manga. 1Q84 è un megamanga, farcito di tutto, il quale non comunica la benché minima emozione.

10 commenti:

  1. Il clamore attorno a Murakami, il fatto che raggiunga tutti e tutti, chi dall'alto e chi dal basso, m'aveva fatto venire una certa curiosità che ammetto non essere scesa. Tagliente la breve recensione, al giorno d'oggi con la letteratura non si sa che pesci prendere!

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  2. Ahimé, pur essendo una fan di Murakami, stavolta ti devo dar ragione.
    Io ho letto tutte e tre le parti, l'ultima in inglese - e mi è parso migliore lo stile - e alla fine ho avuto l'impressione, come ha detto anche un mio amico, di aver fatto un bel viaggio, ma non IL VIAGGIO che di solito si fa con Murakami.

    Non so se hai letto altro di lui, se 1Q84 è il tuo primo suo romanzo allora dovresti concedergli una seconda possibilità perché in passato ha fatto molto di meglio; mi permetto di lasciarti qualche titolo: L'uccello che girava le viti del mondo (che io considero il suo capolavoro assoluto), Dance Dance Dance, La ragazza dello Sputnik (è stato il suo primo che ho letto e da lì è iniziato questo "amore" per i suoi romanzi), Tokyo Blues, Norwegian Wood (diverso per stile dagli altri, un vero romanzo di formazione, molto malinconico).

    Con le definizioni sulla letteratura, seppure indicativamente, ci andrei piano, nel senso che autori che un tempo, ad esempio, sono stati considerati di genere o comunque di intrattenimento, oggi vengono considerati veri geni, grandi autori tout court (penso a Poe, Lovecraft, ma anche a Philip Dick, ad asempio).
    E non metterei sullo stesso piano un Houellebecq o un McEwan con un Jonathan Coe: i primi due sono grandi scrittori e hanno scritto romanzi eccellenti, l'ultimo, a parte La famiglia Winshaw... mi pare che si sia perso negli anni, pure se ogni tanto compro qualche suo romanzo.
    Di Houellebecq hai letto l'ultimo? La carta e il territorio? E', secondo me, il suo migliore, il più maturo.

    E, le atmosfere torbide ed assonnate de Il giardino di cemento o una storia bella quando Bambini nel tempo, entrambi di McEwan, secondo me rientrano a pieno titolo nella letteratura alta.

    Un saluto, è sempre un piacere leggerti.

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  3. @ discepolo, è tutta questione di aspettative. si tratta di un buon romanzone d'intrattenimento anche se questo non è quello che voleva scrivere l'autore, il quale ha pensato troppo in grande.
    grazie per essere passato dagli orti, sig. nessuno

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  4. @ salve biancaneve, è un po' che non ci sentiamo. sto dedicando meno tempo al blog, comunque i tuoi commenti sono sempre sorprendenti e competenti.
    Houellebecq non lo leggo a prescindere. ebbene sì, lo ammetto, ho dei pregiudizi anzi, adoro certi pregiudizi. su coe siamo d'accordo, la famiglia w mi è piaciuto molto, l'ho consigliato e regalato a diversi amici. il resto è robetta che leggo anche volentieri ma robetta.
    su mcewan sono più interdetto. mi è piaciuto amsterdam e recentemente ho utilizzato l'inventore dei sogni per un corso sul bullismo con ottimi risultati ma a dire il vero è un autore che non mi attira (sto leggendo ora cortesie per gli ospiti).
    di murakami non ho letto nulla, altro autore che non suscita la mia curiosità però seguirò il tuo consiglio e leggerò l'uccello.

    comunque gli autori che ho citato nel post sono i primi che mi sono venuti in mente. bravi, ma io preferisco altro e non necessariamente 'alto'.

    un abbraccio

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    1. Ho le vertigini e anche a me piace il 'basso'.
      Sono il sig. nessuno, sì!

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  5. L'inventore dei sogni di McEwan è un'opera giovanile, molto carina ed originale, mentre Amsterdam è forse quello che mi è piaciuto meno.
    Di lui, se vuoi fartene un'idea più completa, ti consiglio il sopracitato Bambini nel Tempo, Il giardino di cemento (primo romanzo), Cani Neri, Chesil Beach (bellissimo!) e anche l'ultimo, Solar, di cui, se ti va di leggerla, ho scritto la recensione tempo fa:

    http://ildolcedomani.blogspot.com/2011/03/solar-di-ian-mcewan.html

    Molto apprezzabile anche la sua prima raccolta di racconti: Primo amore, ultimi riti e altri romanzi come L'amore fatale, Espiazione, Sabato, pure se non allo stesso livello, per me, degli altri che ti ho indicato.

    Bellissimo anche il film tratto da Il giardino di cemento, con una meravigliosa e giovanissima Charlotte Gainsbourg, pellicola capace di restituire sullo schermo proprio l'atmosfera tipica della scrittura di McEwan.

    Su Houellebecq potrei insistere e dirti di provare ad accantonare i tuoi pregiudizi, oppure di mantenerli ma allo stesso tempo di dare comunque un'occhiata a La carta e il territorio, che è un romanzo favoloso.
    Comunque fai tu, insomma, ognuno ha le proprie idiosincrasie, anche io ad esempio non leggerei mai alcuni romanzi di alcuni autori a prescindere, come dici tu, ma secondo me sbagliamo entrambi perché magari ci perdiamo qualcosa. E' pur vero che nel panorama letterario c'è così tanto da leggere che uno per forza si perde un sacco di cose e giustamente, dovendo selezionare il proprio tempo, conviene dedicarsi a ciò che davvero ci appassiona. Che so, prima di leggere Houllebecq capisco che uno magari voglia approfondire, per dirne uno, Kafka (tanto per fare un esempio).
    Vabbè, ci siamo capiti, su questo ti do ragione.
    Un saluto, è sempre un piacere farsi una chiacchierata sulla letteratura.

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  6. P.S.:
    Anche io ho regalato ad un sacco di persone La famiglia Winshaw di Coe. ;-)

    Hai letto I terribili segreti di Maxwell Sim? Non male fino ad un certo punto, si perde molto sul finale, affretta un po' le cose e alla fine trova un espediente per chiudere che mi sa tanto di deus ex machina.

    Di Paul Auster che mi dici? A me piace molto. Non tutto buono, ma opere come L'invenzione della solitudine, Trilogia della citta di New York, Moon Palace, Mr. Vertigo e Invisibile sono davvero valide.

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  7. @ discepolo

    In realtà non esiste "basso" o "alto", esistono solo libri scritti bene e libri scritti male, libri che dicono qualche cosa, libri che non dicono nulla, libri che si aprono a riflessioni di carattere universale, libri che restano ancorati al mero dato narrativo, incapaci di... prendere il volo? In questo senso forse si parla di letteratura "bassa", che appaga momentaneamente e basta, ma non in senso necessariamente discriminatorio.
    Comunque non bisogna aver paura di confrontarsi con i grandi testi, posson far venire le vertigini, è vero, ma è solo l'impressione, non si cade mica. ;-)

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  8. @ biancaneve,.. sei incredibile, praticamente biancapedia!
    sì, lo so che houe dovrei leggerlo, ma è un'antipatia istintiva. però per me che fondamentalmente sono un geografo il titolo che citi è molto stimolante. me lo segno.

    maxwell l'ho abbandonato dopo poche pagine. mi è rimasta una pessima impressione, ma forse mi sbaglio con un altro suo libro, ora non posso controllare.

    di auster parte della trilogia, ma non mi ha impressionato. l'ho regalato.

    ti saluto. per ora..

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    1. Ma no, ma quale biancapedia, è che con questi autori ho il gioco facile perché li seguo da anni ed ho letto praticamente tutto di loro. ;-)
      Poi ce ne sono moltissimi altri che non conosco, ovviamente.
      Diciamo che io sono un po' una furbetta perché faccio valere molto quel poco che conosco. ;-)
      Un saluto a te.

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