cinema

lunedì 5 marzo 2012

PAUL CELAN / MARTIN HEIDEGGER

TODTNAUBERG
PAUL CELAN - 1967


 Martin Heidegger, la Hutte e la fontana; nella poesia: 
questa / bevuta dalla fontana con il / dado stellato sopra


25 luglio 1967. Nell’idillio della Foresta Nera, in una baita – la Hütte – sprofondata nel verde di boschi e di radure fiorite, si incontrano Paul Celan e Martin Heidegger. Incontro carico di contrastanti aspettative e di malcelate tensioni.  E quello che avrebbe dovuto essere l’idillio hölderliniano della selva brulicante di vita, della natura al suo culmine, della hütte solitaria e tranquilla in realtà si mostrerà come casetta di Hansel e Gretel, inquietante luogo degli orrori. Almeno è ciò che si è portati a credere dopo aver assorbito il risultato di quell’incontro, il testo poetico ‘Todtnauberg’ che Celan compone i primi giorni di agosto, qualche giorno dopo la salita alla Hütte.

Otto brevi stanze che sono la cronaca dell’evento, caratterizzate dalla solita frammentazione sintattica e dalla costruzione prevalentemente nominale o ellittica delle preposizioni: solo tre verbi finiti, coniugati tra l’altro alla terza persona singolare, nei 26 versi della poesia.

La visita al tanto studiato filosofo più importante del Novecento ha per Paul Celan significanze ambivalenti. Da un lato Heidegger è il pensatore (l’unico riferimento nel testo al filosofo è il vago  eines Denkenden) che ha affrontato il tema del linguaggio il quale costituisce uno dei nuclei fondanti della poetica e dell’espressione lirica di Celan. Dall’altro Heidegger è l’intellettuale del Regime che proprio nella stessa Hütte radunava nazisti per i suoi incontri filosofici, e che mai è tornato sul suo imbarazzante passato.

Una parola di presa di distanza, magari di abiura è ciò che Celan si aspetta salendo alla Hütte. E Heidegger? Con quale spirito si apprestava ad incontrare il sopravvissuto alla Shoah? Era pronto il grande Denkenden a ricevere il poeta che egli stesso considerava il ‘più avanzato di tutti’? Stimato e apprezzato ma anche fonte di fastidioso disagio, è da supporre.

Il 25 luglio del 1967 Celan sale alla Hütte atteso da Heidegger.

L’incontro sarà un non-incontro. Dalla cronaca-poesia e dai numerosissimi saggi interpretativi che la più illuminata critica mondiale ha prodotto su di essa, possiamo dire che tra i due non vi è stata quasi comunicazione.

Todtnauberg è il resoconto di un fallimento, di una speranza che si trasforma in disappunto, di segni dapprima positivi e anche di buon auspicio (i due fiori-emblemi iniziali) che subito dopo aver varcato la soglia della Hütte vengono sostituiti da simboli che testimoniano non solo l’impossibilità di interazione tra il poeta e il filosofo ma anche dolore e morte.

Ogni singola parola, ogni suono, ogni a capo, il prima, il dopo, tutto di questa poesia è stato analizzato ed interpretato. Leggerla e rileggerla è sentirla sempre di più ed ogni lettura è un vivere la storia, quella Grande del Secolo Breve e quella minima, intima ed ugualmente grande, del poeta ‘più avanzato di tutti’ come Heidegger ebbe a dire di Paul Celan.

Arnica ed Eufrasia, nella poesia, primo verso: Arnika, Augentrost
Si tratta di due officinali curative delle articolazioni e degli occhi.
Il nome tedesco Augentrost significa letteralmente balsamo per gli occhi

3 commenti:

  1. Bellissimo post! Un incontro che chissà ancora cosa cela, nonostante i versi di Celan. Grazie per l'interessante contributo.

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  2. grazie, il merito è di paul celan!!

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  3. che stronzata di resoconto!
    heidegger era un nazista (vedi l'ultimo libro di faye). celan un grande poeta che si lasciò abbindolare momentaneamente dai deliri fumosi di h.

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