TAJ MAHAL & TOUMANI DIABATE' - 1999
Athens, Georgia. Una veranda che dà sul giardino. Due musicisti
di generazione, origine e formazione totalmente diverse giungono alle comuni
radici, profondissime, della loro ispirazione artistica. Registrato in tempi
rapidissimi, Kulanjan è il frutto di un’intesa immediata e miracolosa. Quasi il
risultato di vere e proprie jam session che vedono in campo i due maestri, la
vocalist Ramatou Diakite e sei musicisti del Mali. In effetti il disco è stato
inciso in pochi giorni e molti brani erano ‘ok alla prima’ ma in realtà
Kulanjan è un progetto meditato e colto. I dodici brani si propongono di
tracciare un percorso volto a mettere in luce le affinità tra la musica nera
americana e la musica tradizionale dell’Africa occidentale. E dietro al
meraviglioso universo sonoro che immediatamente cattura l’ascoltatore, si coglie tutta la ricerca
filologica che dà consistenza al disco.
Musicalmente siamo di fronte a due tradizioni musicali, il blues
e il griot che nel primo brano vengono presentate in maniera ben distinta.
Queen Bee ha la funzione di introduzione, la tipica cadenza blues è resa dalla kora, lo
strumento a 21 corde della tradizione maliana, generando, fin dalle prime note,
una sorta di doppio registro, rimarcato dall’alternanza delle voci, quella
femminile africana, dolce e modulata, e
quella di Mahal, visceralmente sofferta, calda e vissuta. Nei brani successivi
questa dicotomia sparisce lasciando il campo ad una fusione perfetta tra i due
elementi musicali. Se da un lato i suoni della kora e degli altri strumenti
africani si fanno meno etnici, acquisendo le coloriture della musica
afroamericana, l’apporto di Taj Mahal va a ritroso, alla ricerca delle radici
africane della musica nera americana. La parte vocale non è più contrapposta ma
le voci dei due maestri tendono ad avvicinarsi in quella sorta di consonanza
che fa di Kulanjan un’esperienza pienamente riuscita.
Si diceva dell’intento filologico del disco: esso è palese nella
rivisitazione di moduli tipici, declinata in maniera personale e raffinata.
Tunkaranke ha un semplice giro di note che si ripete sul quale la voce articola
variazioni che creano un’atmosfera di forte lirismo e di intensa emotività, secondo
lo stile griot. Ol’ Georgie Buck,
ritmatissima con l’ossessiva linea vocale è un pezzo di deserto trasportato in
Alabama, naturalmente irresistibile. Fanta inizia con un suono di marimba a cui
si unisce un piano regtime e un testo che mescola lingue diverse, tra le quali
il francese cajun. Con Catfish Blues siamo in pieno blues, potrebbe essere un
omaggio a Ry Cooder, grande amico di Mahal. Ma tutte le dodici canzoni hanno un
ruolo specifico che ne fanno delle tappe che portano alla conclusiva Sahara, un
ringraziamento per l’attenzione che l’ascoltatore ha prestato all’offerta fatta
dai musicisti. Breve, corale, è il saluto che chiude la festa del villaggio.
Felici, tutti tornano a casa e rimangono, isolati, alcuni accordi di kora.
Dovendo scegliere cinque must tra libri, film, dischi, il
Presidente Obama, ha indicato, unico cd, proprio Kulanjan, con queste parole: "a beautiful melding of traditional blues
and music from Mali by two great masters."
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