cinema

martedì 31 maggio 2011

NANNI MORETTI

PALOMBELLA ROSSA
NANNI MORETTI - 1989

Il film più importante di Nanni Moretti, quello più complesso, pensato, sovraccarico. Snodo della produzione morettina, Palombella rossa darà un respiro più internazionale al regista romano che diventerà l’autore di riferimento della cinematografia italiana da festival. Il film è un prisma che riflette molteplici e frammentati temi, più che un prisma è un mirrorball che rimanda senza una logica precisa idee-luci sulle pareti di uno spazio chiuso.



Gli spazi chiusi in questo caso sono l’Io del protagonista e il quadrato circoscritto della piscina con i relativi spalti. Chiusa a cerchio entro due incidenti anche la durata filmica il cui svolgimento non è però lineare ma va a costruire un tempo che dall’infanzia di Apicella/Moretti giunge al presente e trova quasi perfetta sovrapposizione con il tempo dilatato della partita di pallanuoto, vero palinsesto su cui si innestano altri testi o spunti narrativi.


E gli spunti narrativi, proposti con il solito irritante modo apodittico e sentenzioso, sono davvero molti e presi singolarmente hanno spesso anche indiscusso valore e originalità ma che nel loro insieme non riescono a tradursi in un’ opera organica, coerente, leggera, usando quest’ultimo termine nell’accezione usata da Calvino nelle Lezioni americane. Infatti Palombella rossa è soprattutto un film pesante, pesantissimo che nonostante gli sketch divertenti va a fondo come piombo nella piscina di Acireale.


Messo subito in chiaro il principale difetto del film, esso presenta comunque molti pregi, che ne fanno, come si diceva all’inizio, uno dei film più importanti della cinematografia italiana degli ultimi decenni.


Innanzi tutto, aspetto principale del film è il tentativo di fare una riflessione sul linguaggio. Palombella rossa, oltre che ad essere la solita testimonianza di narcisismo egocentrico da parte di Moretti, è un film sul linguaggio ma le conclusioni restano superficiali, da comicità televisiva, capaci solo di proporre qualche affermazione banalmente saggia: Chi parla male, pensa male e vive male; Le parole sono importanti; La vita di un uomo viene sporcata per sempre se qualcuno ne parla su un settimanale; Guarda, non bisogna leggere, ma non bisogna nemmeno scrivere perché un concetto, appena viene scritto, ecco subito che diventa menzogna.


Va comunque detto che l’accostamento di codici linguistici diversi è una bella trovata. Come la ripresa televisiva e gli stilemi del giornalismo, il super 8 amatoriale e la superproduzione cinematografica, i tecnicismi sportivi e il politichese.


Vi sono poi le considerazioni sul comunismo, diventate, in Italia, la cifra che ha segnato il dibattito sul film e che tracciano l’aspetto più legato alla situazione nazionale, limite che però ha dato voce ai turbamenti della sinistra specie nell’anno che si era aperto con la repressione di Piazza Tienanmen e le proteste di Vilnius, ma di questo nel film non c’è traccia e la crisi di identità della sinistra si riduce a dibattito da festa dell’Unità di provincia. Moretti riduce tutto in macchietta, con il solito uso di quelle espressioni codificate contro le quali Michele si scaglia (Noi siamo una forza come le altre: siamo uguali, anche se siamo diversi)


Altro tema è quello della memoria. Memoria individuale e collettiva, perduta e ritrovata, con l’urlo liberatorio dell’invocazione disperata al tempo perduto: le merendine, i pomeriggi di maggio, il brodo di pollo!. E proprio questo assieme all’incitamento di fronte al finale di Zivago e alla tribuna elettorale che diventa E ti vengo a cercare restano i momenti migliori del film.


Ma Palombella rossa è molto altro ancora. È un film cattivo e violento, in cui tutti parlano e vomitano le proprie verità e nessuno ascolta, che evidenzia la contrapposizione tra individuo e gruppo.


È infine un film che annovera elementi fortemente nazional-popolari: padri, madri, figli, lo sport, lo spirito di squadra, i cori, il PCI e la Chiesa, il tema di Lara e Piovani…


Sì, c’è troppo, troppe parole, troppo Moretti.

6 commenti:

  1. io sono un fan di moretti, non mi sarei mai permesso di scrivere certe cose quindi, ma sostanzialmente sono d'accordo con te! non oserei mai contraddirti eh... :D
    ciao!

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  2. saveriocavenaghi1 giugno 2011 19:22

    ecco la sparata, documentata e argomentata, di eustaki. visto troppi anni fa, mi era piaciuto molto. dovrei rivederlo
    saverio (compaio come anonimo, blogger non riconosce l'account)

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  3. @ roby, avevo letto attentamente il tuo post e avevo anche commentato, quindi so che sei un fan e del resto anch'io apprezzo moretti, riconoscendone meriti e limiti.
    per il contraddirmi invece, dovresti osare!

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  4. @ saverio cav. non so se ti piace l'abbreviazione,fa molto foglio/ferrara. come vedi non compari come anonimo, spesso blogger fa come gli pare.
    grazie per doc e arg, meno per spar. riguardati il film e ne riparliamo
    un saluto sincero

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  5. Per me, che ho le idee un po' confuse su Moretti, questo tuo post é estremamente interessante! P.S. Ed anche su Morlotti mi prendi un po' in ... castagna ...

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  6. @ adriano..non era certo mia intenzione prenderti in castagna.

    ho intenzione di leggere l'anatra messicana e ho visto sul tuo blog un post, poi ti farò sapere.
    a presto

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